Moog – Una Tribù che balla

Moog – Una Tribù che balla

La luce artificiale risplende nel vicolo, una stradina secondaria delimitata da un cancello da una parte e un punto buio dall’altra.
Lampioni gialli, un’ampia scalinata, la Casa delle marionette, segni di graffiti in parte rimossi, un leggìo, una botte, macchine accantonate da una parte, un parcheggio privato del centro.
Un vicolo nascosto, traversa di una via d’accesso al centro pedonale, già centro ma privata del via vai delle persone; vetrine lasciate da negozianti chiedono nuova vita.

Varchi il primo cancello in ferro battuto e in certe sere non vedi altro che persone, decine, centinaia di persone, in piedi, con il caldo, con il freddo, parlano, si siedono sugli scalini dei burattinai, fumano, ridono, si guardano attorno in cerca di facce note.
Entri varcando un secondo cancello, il dondolo cigola sulla destra, tavolini diversi, raccattati in qualche mercato delle pulci, sono disposti in modo casuale nel cortile.
Una casa del centro storico, riadattata prima a circolo ora a locale; Lucio, Alessandro e Francesco, anni fa hanno creato un suggestivo luogo underground in pieno centro.
Le luci gialle della stradina lastricata da sampietrini contrastano con le fioca illuminazione del locale: due piani, diverse sale.
Sale quasi sempre vuote, se non nelle giornate di pioggia o nelle gelide sere invernali, poiché la gente che vive il Moog, lo circonda, lo avvolge, si unisce in un ballo di gruppo inconscio, dove ogni ballerino danza a destra e sinistra, ride, gioisce, comunica e ricomincia la danza.

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Nella stanza buia un salottino vintage si staglia sopra il restante arredamento, su quella pedana gruppi della scena Indie di tutto il mondo hanno intonato le loro note, giovani dj’s di elettronica hanno intrattenuto avventori domenicali, scrittori e giornalisti si sono scambiati impressioni pubbliche.

Il cigolio ripetitivo del dondolo, le candeline sui tavoli, le lampadine nude e crude che illuminano il cortile, il sorriso ampio e genuino di Lucio, i visi noti di decine, di centinaia di Ravennati, una birra, una Palm, un cocktail, studentesse Erasmus, musica di sottofondo, le pagine del libro nel bagno, le foto di Internazionale, il sorriso di una ragazza al bancone, una chitarra, musica e parole, un pianoforte, girano un video nella stanza accanto, piove ma al Moog c’è comunque qualcuno, al Moog c’è sempre un amico.

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Esco, fuori da un cancello di ferro, percorro la via di luce artificiale e surreale, cammino a ritroso, esco dal secondo cancello e mi ritrovo nella via.
Macchine parcheggiate su ogni lato ingombrano il passaggio e celano le vetrine abbandonate: tutta questa gente dove sarà?
Ravenna nasconde ogni bellezza, dietro non uno ma due cancelli, un po' come in un luogo sospeso, nascosto, celato nei pensieri, dove in tanti si ritrovano intenti negli stessi passi e ti fermi a guardarli che sembra quasi che ballino.

Come arrivare

In auto: il Moog si trova in Vicolo Padenna, una piccola traversa di Via Paolo Costa. Parcheggi disponibili lungo la via e in via Beatrice Alighieri
A piedi: il Moog si trova in centro storico, a 10 minuti a piedi dalla stazione ferroviaria

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Di ottima annata. Studi di Economia, Marketing e Logistica. Appassionato e sognatore, caparbio e determinato. Politicamente, socialmente ed emotivamente impegnato. Cerco di trasmettere un nuovo Respiro alla realtà circostante con energia, fatica ed entusiasmo. "Il Futuro non è un dono ma una Conquista" JFK