Di papaveri e libertà o Piazza del Popolo

Di papaveri e libertà o Piazza del Popolo

Se Ravenna fosse un Uomo sicuramente il suo cuore, nel senso lato del termine, si troverebbe all'altezza di Piazza del Popolo.
Già il nome la dice lunga sullo spirito della città: Ravenna è del popolo, e certo il suo colore è il rosso acceso e sanguigno dei papaveri che colorano le sue campagne in estate. Purtroppo questo spirito negli ultimi anni è andato un po' nascondendosi (chissà, forse proprio in quelle strade sterrate al di fuori della città) ma per fortuna non è mai scomparso: aleggia per le nostre strade e nei palazzi, e gli occhi di noi romagnoli s'infiammano ancora parlando di certi argomenti.

A volte succede che mi perdo dentro me stesso, e allora mi basta pedalare verso Piazza del Popolo per ricominciare a vedere il mondo sotto una luce più giusta. Di solito mi fermo al centro della piazza, mi appoggio alla bici, chiudo gli occhi. E ascolto. Ascolto i vecchi che sotto Palazzo Merlato, come noi ravennati amiamo chiamare il palazzetto veneziano situato nell'angolo a nord ovest, parlano e "scorrono" in dialetto e potrebbero stare lì tutto il giorno a maledire il governo ladro che poi viene a piovere.
E ascolto le voci dei turisti che, tra le colonne sopra cui Sant'Apollinare e San Vitale vigilano la piazza, decidono dove perdersi tra le strade antiche del centro. E se un tempo sulle panchine ai piedi della Torre dell'Orologio e alle porte della Prefettura s'incontrava solo la gente del luogo, adesso ascolto accenti aspirati e ventosi dell'Oriente che si mischiano con quelli gelidi e duri dell'Est Europa in un'appetitosa zuppa multietnica e multiculturale che mi fa amare ancora di più questa città. 
E ancora ascolto le urla dei bambini, che con le loro risate riempiono l'aria e coprono i passi affrettati degli impiegati che entrano nella banca la cui sede è il rinnovato Palazzo Rasponi del Sale.

Anche i profumi parlano di noi, e così anche il caldo aroma di caffè sgattaiola fuori dai nuovi bar sorti ai lati del Palazzo del Comune e che, sfavillanti come gioielli, adornano queste vecchie mani. Personalmente non riesco a immaginare la piazza senza il vecchio Bar Roma con la sua insegna gialla accesa, che era certo meno moderno e alla moda dei nuovi locali che lo hanno mandato in pensione, ma conservava quell'aria autentica e vera da bar di paese in stile felliniano.

Poco prima di riaprire gli occhi vedo l'albero di Natale che ogni anno viene portato e addobbato dal Comune per le feste e che, con le sue luci, stuzzica la gioia dei più piccoli e magari muove qualcosa anche nei più grandi. Sì, perché al centro della piazza, il 15 febbraio 1849 venne piantato l'albero della libertà (simbolo della Rivoluzione Francese e dell'ideologia liberale repubblicana) in onore della Repubblica Romana fondata in quei giorni e antenata della più giovane Repubblica Italiana. Ora l'albero (che, in realtà, altro non era che un palo sormontato dal rivoluzionario berretto frigio rosso) è stato sostituito da una placca al centro della piazza che fa rivivere la sua presenza e ricorda a chi ha il cuore e le orecchie per ascoltare che Ravenna è libera e appartiene al popolo, proprio come la sua piazza.

 

Come arrivare

A piedi: 10 minuti dalla stazione ferroviaria
In autobus: tutte le linee che fermano in Stazione e Piazza dei Caduti per la Libertà
In auto: i parcheggi più vicini sono quello di Largo Firenze e Via Guidarelli

Dove mangiare nelle vicinanze

Antica Bottega di Felice – MA OGNI VOLTA CHE RIDE, MI INNAMORO IO

19 novembre 2015

antica bottega di felice ravenna
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Nato negli anni ottanta a Ravenna, in seguito a studi classici viene imprigionato a Bologna in una laurea magistrale in Economia dalla quale scappa verso la Spagna, dove gestisce una sala di concerti per diversi anni. Incurabile migratore durante i mesi invernali, si ciba di libri, musica e cappelletti. Ama i grandi spazi aperti come oceani, montagne e deserti, permaloso per natura, può diventare aggressivo se rinchiuso entro mura domestiche alle quali predilige amache e tende. Classificato dagli studiosi come specie in via d’estinzione.